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Home arrow Fan Club Area arrow CRISTIANO-LIVORNO: UNA STORIA INFINITA di Anna Campani
CRISTIANO-LIVORNO: UNA STORIA INFINITA di Anna Campani PDF Print E-mail

Foto con dedicaParlare di Cristiano è come parlare di un fratello, maggiore per quanto mi riguarda.

In un momento così buio per il calcio, l’ennesimo, ci troviamo a riflettere maggiormente su cosa significa per noi questo sport. Uno sport considerato il più bello del mondo ma troppo spesso offuscato da fatti di violenza e dolore, ultimo la morte del povero Gabriele, tifoso laziale ucciso ad Arezzo la scorsa domenica. Ci troviamo a riflettere se il calcio sia davvero e solo un gioco e la risposta è no. Questo articolo in partenza doveva essere dedicato esclusivamente a Cristiano e al desiderio collettivo che il nostro campione torni ad indossare l’amaranto, ma visti gli ultimi eventi è anche un pezzo su cui riflettere. Quando il numero novantanove decise di lasciare Livorno per volare in Ucraina, la città rimase senza parole, esprimendo tutto il suo sconcerto per l’idolo indiscusso della tifoseria che improvvisamente come un fulmine a ciel sereno cambia maglia. In principio c’è stata la rabbia, la rabbia di un popolo che non sapeva darsi spiegazione per la sua partenza, ci sono stati momenti, che per fortuna hanno durato un batter di ciglia, dove tutto quello che di stupendo e emozionante aveva fatto Cristiano per il Livorno era stato dimenticato. Io stessa ero rimasta ferita dalla sua decisione, ero convinta che tutto quello che avevo sempre creduto sul nostro capitano erano solo menzogne.

Quanto mi sbagliavo, come si sbagliavano tutti coloro per cui Cristiano da fratello era diventato un estraneo. Però si sa, quando qualcuno a cui vuoi bene prende una decisione che non condividi prima di accettarla la critichi e così è stato per tutta Livorno o quasi. Molte persone erano convinte che non sarebbero mai più tornate su questo sito o che non avrebbe chiesto neanche lontanamente quanto avesse fatto lo Shaktar e poi figuriamoci se avesse segnato Cristiano. E invece è bastato poco perché la rabbia si trasformasse in mancanza. Ci siamo accorti subito, durante le partite all’Ardenza quanto faceva male sentire lo speaker che non pronunciava il suo nome o quanto fosse difficile per noi Livornesi non vedere in campo colui che aveva messo l’amore per l’amaranto davanti a tutto. All’inizio abbiamo lasciato perdere questi chiari segnali, ma poi improvvisamente ci siamo cominciati ad interessare al freddo del campionato Ucraino e alle prestazioni degli arancioni in champions. L’amaranto non ha passato un bell’ inizio di stagione e questo ha portato i tifosi a sentire che era il momento di chiamare Cristiano. Tutti convinti che solo il capitano poteva salvarci, che doveva tornare per riprendere il Livorno per mano e condurlo fino a un nuovo campionato nella massima serie. Cristiano da livornese ma soprattutto da tifoso ha cominciato a stare male, per lui vedere la nostra squadra sul fondo della classifica era come una pugnalata al petto e chissà se per un attimo non gli è balenata l’idea in testa di fare le valige e correre nella sua città, conoscendolo come lo conoscono tutti i tifosi è facile dire che si, l’ha pensato, ma sappiamo bene anche quanto sia coerente e deciso in quello che fa. Ora è il momento di chiederci se c’è davvero la possibilità che Cristiano torni a Livorno. Allora sappiamo bene che non è facile, certe cose lasciano da parte la volontà del calciatore, c’è un contratto con lo Shakhtar, un contratto con delle clausole da superare.

La città sicuramente è già pronta ad aprire le braccia al suo profeta in patria, perché siamo un città antica, molto attaccata ai propri valori, un città che vorrebbe undici livornesi in campo, che mette la passione per l’amaranto davanti a contratti milionari, davanti al calcio stesso. Solo Cristiano nel pallone odierno ha dato dimostrazione di come siano fatti i livornesi, rinunciando per giocare con il Livorno, perché la vera essenza dello sport è questa, l’amore per la maglia, la gioia di vedere uno stadio pieno, un stadio con famiglie intere, uno stadio dove da casa vai in un’altra casa, un stadio dove non sei circondato da telecamere o da reti di protezione, ma dove esistono sono gli sfottò e la rabbia per una sconfitta o la gioia per una vittoria. E’ questo il pensiero di un tifoso amaranto è questo il pensiero del nostro capitano, speriamo tutti che presto torni ad indossare l’amaranto per tornare a correre a perdi fiato sotto la nord con la mano sul cuore, se però non dovesse accadere, perché ripeto è una situazione complicata, dobbiamo comunque ricordare cos’ha dato questo grande campione alla nostra città, tenendo presente che lasciare Livorno per un livornese non è facile e che anche Cristiano sicuramente sentirà la mancanza della nostra città, nonostante tutto.

Cristiano non proverà mai le stesse emozioni che provava quando segnava con il Livorno, per lui è quella amaranto la vera magia del calcio. Del calcio come dovrebbe essere, perché è doloroso piangere per la morte di un tifoso, qualsiasi colore lui porti al collo, non è giusto, dobbiamo piangere dalla commozione per un Lucarelli che torna a vestire la nostra maglia, che purtroppo per il pallone c’è ne uno solo.

 

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